Sunday, March 11, 2012

della camusso, della tav e della fiom.

Giusto qualche giorno fa, discutendo sullo sciopero della FIOM, mi sono trovato a esprimere la mia personale diffidenza nei confronti di Susanna Camusso (e il mio apprezzamento per Landini).

Poco dopo, la mia diffidenza viene ulteriormente confermata.

È evidente come i tempi nei quali viviamo siano complessi (tremendamente complessi), ma ho sempre trovato l'operato dell'attuale segretario generale di CGIL perlomeno “insufficiente”.

Ci tengo a precisare che neanche Epifani mi ha mai convinto del tutto e che tuttora mi ricordo di Cofferati con profonda – e adolescenziale - nostalgia (non voglio entrare nel merito del mandato di Cofferati come Sindaco di Bologna. Mi riferisco solo al suo lavoro sindacale).

Torniamo a Susanna.

La sindacalista pro Tav.

Venerdì la FIOM scende in piazza con le bandiere NO TAV ad accompagnare la manifestazione. Il PD, ahimè, avrebbe appoggiato volentieri la protesta, ma, ahimè, proprio non può accettare la comunione di intenti tra FIOM e No Tav. “Ahimè, amiche Tute Blu, noi vi vogliamo tanto bene, ma la TAV ci piace proprio tanto. Noi in corteo non ci veniamo.”

Povero, piccolo partito di centro-sinistra che appoggia il governo Monti (basterebbe questo a spiegare la non-presenza a fianco dei metalmeccanici).

Un comportamento ridicolo, certo, ma il PD ci ha abituato a comportamenti al limite dell'assurdo. Se non ci fosse il PD, di cosa rideremmo?

Ciò che mi lasciato veramente “basito” (ci ho messo un'ora a scegliere il termine) e la dichiarazione pro Tav della Susy il giorno dopo. Sapete, per quanto io possa essere diffidente, c'è un limite a tutto. Non si può essere a favore della Tav perché “il paese ha un bisogno disperato di investimenti”. Insomma, perché la Tav porterà lavoro. Beh, anche le centrali nucleari sul nostro suolo avrebbero portato lavoro. Fare la Pedemontana, la base americana Dal Molin a Vicenza, il Ponte sullo Stretto di Messina. Fabbricare mine anti–uomo porta lavoro. Costruire l'atomica porta lavoro. Distruggere il Pianeta crea posti di lavoro.

Svincolare i temi del lavoro dai temi ambientali e territoriali è anacronistico. Lo sa bene Landini, che a Servizio Pubblico dà una lezione a Bersani e al PD tutto. Lo sanno bene i lavoratori sulla Torre Faro di Stazione Centrale, lavoratori che vedono cancellare i treni notturni che danno da mangiare alle loro famiglie, treni importantissimi che tengono insieme un paese fondato sulla migrazione interna. E la Tav creerà nuovi posti di lavoro? Non scherziamo.

Susanna, pensiamo a preservare i posti che ci sono già e che danno a questo paese un minimo di dignità. Distruggere l'ambiente non porterà a nulla.

“Il paese ha un bisogno disperato di investimenti”.

La Camusso ha ragione, tutto sommato. Il Paese ha un bisogno disperato di investire nell'Istruzione. Nella Ricerca. Nella Sanità. Nella Tecnologia. Nella Natura. Nell'Arte. In una parola sola, nella Cultura. Perché tutto ciò che porta al Progresso (e non alla Crescita paventata dal governo tecnico neo – liberista) è Cultura. Cultura dell'Uomo. E quello che un sindacato deve fare altro non è che difendere la Cultura dell'Uomo. Proteggere l'essere umano nei suoi diritti di Lavoratore e Cittadino e NON invitare la gente a tapparsi il naso di fronte alla distruzione del Territorio in nome di un piatto di minestra. Questo si chiama ricatto. Questo lo fanno gli speculatori, non i Sindacalisti.


Marco Di Stefano

Thursday, March 01, 2012

A QUELLI CHE CI SONO – 1 marzo 2012

Davvero, vivo in tempi bui!

La parola innocente è stolta. Una fronte distesa

vuol dire insensibilità. Chi ride,

la notizia atroce

non l'ha saputa ancora.


Quali tempi sono questi, quando

discorrere d'alberi è quasi un delitto,

perché su troppe stragi comporta silenzio!”


A coloro che verranno,

Bertolt Brecht, e noi che siamo qui ora

che tempi sono questi dove NON

Parlare d'alberi è il vero delitto

I tempi bui

della finanza mascherata da ecologia


Ecologico è l'amianto

respirato dal manovale

Ecologico l'uranio

riversato sui bambini

Ecologica è la Valle

Occupata dallo Stato


I tempi bui

Dove il corpo del dissidente

diventa il campo di battaglia

dove proteggere la propria terra

è reato e non valore.

L'Oppresso è Cretino

Il Mafioso è Imprenditore

Il Contadino è Terrorista

Ma la Guardia non è Pecora

Altrimenti ci si indigna.


Eccoci

A 73 anni di distanza, Bertolt,

Ancora tempi bui

In cui nessuno può chiamarsi col proprio nome

perché le parole non sono più importanti

Ormai impure

Corrotte

Le parole sono perdute

nel vortice mistificato delle immagini

Nelle prime pagine della stampa di regime

Nel quotidiano fondato da Antonio Gramsci

e seppellito da Bersani L'Unità incancrenita

Dal fetore delle Banche.


A quelli che ci sono non a quelli che verranno

Io scrivo oggi a Nord Est di Milano

Il Primo Marzo 2012

Sperando che sia Primavera

Prima che arrivi Primavera.


Ancora tempi bui.

Ancora il Novecento

Il Secolo Breve che non vuole terminare

Uomo Contro Uomo

Davvero, vivo in tempi bui

Perché il tempo è sempre buio

E mai il Sole sorge in tutto il Mondo.

Ecco, Bertolt. Il tempo è sempre buio.

Da Berlino a Chiomonte Per questo


A quelli che ci sono non a quelli che verranno

Io scrivo oggi a Nord Est di Milano

Il Primo Marzo 2012

Sperando che sia Primavera

Prima che arrivi Primavera.


Temendo che non sarà Primavera

Neanche quando arriverà Primavera.


Marco Di Stefano

LETTERA A GIANCARLO CASELLI


Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino Giancarlo Caselli


Per conoscenza:

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti.


Gentile Dottor Giancarlo Caselli:

Mi chiamo Marco Di Stefano. Sono nato a Milano, ho 30 anni. Di lavoro faccio il regista e l'autore teatrale. Ci siamo conosciuti l'anno scorso – ma lei sicuramente non si ricorderà, almeno credo – durante uno spettacolo al quale lei ha collaborato come co-autore, realizzando anche un breve intervento filmato. In quell'occasione io lavoravo come assistente alla regia.

Lo scrivo non per velleità personale, ma per assicurarle che tutto ciò che troverà scritto nella seguente lettera non è dettato da un pregiudizio nei suoi confronti, ma, al contrario, da una profonda delusione. Io ho sempre avuto molto rispetto del suo lavoro. Per la magistratura in generale, certo, ma in particolare per tutti quei rappresentanti della legge che hanno impegnato la propria vita per la difesa della legalità e, di conseguenza, per la difesa della parte più svantaggiata della popolazione, la gente povera e onesta che tutti i giorni deve fronteggiare lo squallido teatrino della politica, del malaffare, della mafia. Quella mafia (e quella politica) che lei spesso ha contribuito ad arginare. Avrei voluto scrivere “sconfiggere” invece di arginare, Dottor Caselli. Invece ho scritto “arginare”. Perché in questo paese la mafia e la politica non si sconfiggono. E lei, come me, lo sa bene. Però è bello pensare di poter fare qualcosa, ogni tanto.

Grazie a lei mafiosi come Bagarella, Spatuzza e Brusca sono nel posto che si meritano, grazie a lei il poco onorevole Giulio Andreotti, il Divo, è stato riconosciuto colpevole per associazione a delinquere fino alla primavera del 1980. Reato caduto in prescrizione. Perché in questo paese si può essere mafiosi. Basta non farsi prendere per un po'.

Però lei ci ha provato, a mandare in galera Andreotti. E su quella sentenza nessuno nulla può dire. Ancora una volta, per questo, grazie.

Lei è un uomo intelligente, Dottor Caselli. Intelligente e onesto (se per onesto si intende il seguire pedissequamente un codice, morale o legislativo che sia) . Lei è un difensore dello Stato. E questo non ha mai smesso di dimostrarlo. Ma io oggi vorrei chiederle: “Cos'è per lei lo stato?”.

Procuratore Caselli, in Val di Susa, da 20 anni si sta combattendo una battaglia importantissima per il più elementare dei diritti: la Vita. E la Val di Susa, procuratore Caselli, fa parte dello Stato, lo Stato che lei protegge.

Lei fa arrestare dei manifestanti accusati di essere stati coinvolti negli scontri in Valle del 3 luglio 2011. Guardi, io sono sicuro che tutti quelli arrestati siano coinvolti negli scontri del 3 luglio. Io non c'ero, il 3 luglio, ma ne sono sicuro perché è impossibile non essere coinvolti quando la polizia decide di caricare. Io non c'ero, il 3 luglio, ma ne sono sicuro perché il 25 febbraio, sabato scorso, sono stato coinvolto negli scontri nella stazione di Porta Nuova. Controlli nei video della Rai o della Polizia (quei video che iniziano sempre, guarda un po', a scontri iniziati. Quando, guarda un po', se qualcuno tira un sasso lo fa per difendersi come può. Quando, se lei fosse lì, presente, con un bambino di 5 anni in braccio, anche lei lo tirerebbe il sasso, di fronte alle insensate cariche della polizia).

Scusi la digressione. Le dicevo: io c'ero il 25 febbraio in stazione, controlli nei video, magari mi trova: sono il tipo cicciottello, simpatico, con la barba e lo zaino Invicta Blu sulle spalle. Quasi di sicuro, nelle immagini che vedrà, se mi hanno ripreso, sto cercando di registrare gli scontri con un Iphone. Ecco. Io sono quello cicciottello, simpatico, con lo zaino blu, la barba e il cellulare in mano.

Ci arresti tutti, dottor Caselli, la prego. Perché se lei e la procura non indagate veramente su quello che succede durante gli scontri con la Polizia, allora è suo dovere arrestarci tutti. Tutti siamo coinvolti. Dottor Caselli, ma lei, lei che arresta i manifestanti, un fascicolo sulle forze dell'ordine ce l'ha nel cassetto, vero?

Signor Caselli, il 3 luglio, in valle, come sempre, c'erano donne, anziani e bambini. Dottor Caselli, esistono video dove la polizia tira alla cieca sassi ai manifestanti. Dove si sparano lacrimogeni ad altezza uomo. Dove i manifestanti vengono picchiati a freddo.

Dottor Caselli, lei arresta i manifestanti. Ma come può tollerare che un agente delle “Forze dell'Ordine” si comporti in questo modo? E soprattutto, come può delegare tutta la responsabilità degli scontri a un gruppo di manifestanti? Può forse sostenere che queste persone, in un unico gruppo, abbiano contemporaneamente attaccato la Polizia? Faccio fatica a immaginarmeli tutti insieme in una task force anti Forze dell'Ordine, una specie di A-Team nostrana. Dottor Caselli, dubito fortemente che sia andata così. Dottor Caselli, se la Polizia mi attacca, io come posso difendermi? Chi chiamo, i Carabinieri? E se ci sono anche i carabinieri chi mi resta? La Guardia di Finanza?

Dottor Caselli, sono passati più di dieci anni da Genova. Facciamo in modo che non accada ancora. Ci lasci il diritto, anzi, il dovere di manifestare. Faccia un favore a tutti, a Lei, a noi, allo Stato: lavori per liberare tutti. O, almeno, verifichi le responsabilità della Polizia. E quando le avrà accertate, capirà di aver commesso un errore. E allora non liberare tutti sarebbe davvero peccare di malafede.

Dottor Caselli, lei dice che il provvedimento verso i manifestanti “non è contro il movimento, non è contro alcuna forma di dissenso”. Dottor Caselli, non pecchi di ingenuità. Lo sa anche lei che gli interessi riguardo alla TAV ci sono eccome, e che questi arresti, qualsiasi cosa lei dica, saranno usati contro il movimento e contro il principio stesso del dissenso.


Dottor Caselli, lei paragona chi la contesta ai camorristi. È vero, ridurre il proprio dissenso alla scritta “Caselli Infame” o “Caselli Mafioso”, non è certo prova di intelligenza o di finezza dialettica. Ammetterà, però, che anche scomodare la camorra non è segno di particolare brillantezza di pensiero.


Dottor Caselli, il 25 febbraio la Polizia ci ha aspettato nella stazione di Porta Nuova a Torino in tenuta antisommossa. A manifestazione finita, lontani quasi 70 chilometri da Susa, dove il corteo era finito.

Dottor Caselli, eravamo più di 70mila persone pacifiche quel giorno in Valle. I bambini sfilavano in maschera, le famiglie si godevano il sole, i cattolici e gli anarchici sorridevano gli uni di fianco agli altri. Il clima ci ha graziato, regalandoci un calore inaspettato, mitigato solo da un vento discontinuo. Sembrava di essere in un Harmony politicizzato. Secondo me qualcuno si è anche innamorato, in Val Susa, il 25 febbraio 2012. Si distribuivano panini, frittelle e tè (anche qualche bicchiere di rosso, lo ammetto. Ma era una festa, dottor Caselli, mi creda. E alle feste il vino rosso non può mancare).


Eravamo stanchi, ma felici. Nessuno si aspettava tanta gioia nella protesta. Nonostante i compagni in carcere (non li conosco personalmente, ma li reputo tali. Almeno per la questione TAV), nonostante gli occhi aperti per timore della Polizia (sì, dottor Caselli, abbiamo timore della Polizia), nonostante la fatica di 8 chilometri di marcia. Eravamo felici.

Alle 18.09 molti noi hanno preso il treno Susa – Torino. Siamo partiti con molto ritardo, perché le porte non si chiudevano. Eravamo troppi. Eravamo stanchi, pigiati come sardine, eppure ridevamo, facevamo battute - facilmente intuibili, gliele risparmio - sull'essere ammassati l'uno addosso all'altro. Tra Susa e Bussoleno una signora è stata male. Subito le si è fatto spazio per permetterle di respirare un po'. Per fortuna si è subito ripresa. A Bussoleno è scesa come la maggior parte delle persone.

Le faccio notare, dottor Caselli, che nessuno di noi ha protestato per il risicato numero di vagoni del treno. Un treno che quel giorno partiva da una città dove c'erano migliaia di manifestanti.

Arriviamo a Torino alle 19.39, sul binario 19. (il ripetersi del numero 9 è una casualità, non si preoccupi, nessuno tirerà fuori teorie del complotto relative al numero 9)

Sul binario 20 è fermo il regionale per Milano. È importante, se lo segni. Il Binario 20 non ha altri binari da ambo i lati. Sul lato destro è chiuso dal muro che delimita la stazione.

Premetto che il giorno seguente ho preso il regionale Torino – Milano dal binario 18, per cui non è stato scelto il binario 20 “come sempre”. È stato scelto perché è un binario “cieco”.

All'inizio del binario 20 troviamo la polizia in tenuta antisommossa.

Capirà che tutti, anche chi a Milano non doveva andare, si sono fermati a controllare cosa stesse succedendo.


Guardi, Dottor Caselli, a questo punto lei può credermi o meno, faccia lei. Come non ha creduto agli arrestati per il 3 luglio, forse non crederà neanche a me.

Fatto sta che a quanto pare la Polizia era sta inviata lì per tutelare Trenitalia.

“Non hanno il biglietto”.

Dottor Caselli, mi scusi, ma chi è l'incosciente che ha fatto uscire la Celere per controllare dei biglietti? Se lei è onesto, anche su questo deve indagare.

Intoniamo dei cori, alcuni poco simpatici, vero, ma ammetterà che dopo un giorno di festa non ti aspetti una così insensata dimostrazione di forza. Un desiderio così plateale di voler instaurare il terrore. Allora cantiamo per farci coraggio.

La Polizia in tenuta Antisommossa fa paura, dottor Caselli. Perché volevano metterci paura? E soprattutto: chi?

Insomma, per farla breve: si inizia a parlamentare, qualcuno si lamenta perché sembra che con Trenitalia ci fosse un accordo già dalla stazione di Milano, i rappresentanti di Trenitalia dicono che vogliono 500 euro di forfait per far salire tutti e far partire il treno, qualcuno si avvicina, c'è diffidenza, qualcuno, più coraggioso, continua a cantare. E poi...

E poi la prima carica, dottor Caselli. Manganellate dall'alto al basso, sulla testa, almeno due teste rotte (una l'ho ripresa, è la testa di un ragazzo. Evidentemente l'unico ferito tra i manifestanti non è una donna. E soprattutto non è “unico”, come affermano molte testate). Partono i fumogeni della Polizia (ci accusano di aver lanciato bombe carta... mai uscire senza bombe carta dottor Caselli... si rende conto delle assurdità? La polizia spara fumogeni che per magia diventano bombe carta dei manifestanti. Forse dovremmo denunciare chi ci ha venduto queste bombe carta, visto che non hanno fatto danni... Vada in stazione a controllare.).

La situazione torna alla calma. Arriva un'ambulanza, si ferma circa all'altezza del binario 15 (cerco di essere il più preciso possibile) e medica i due feriti (manifestanti). Arriva un altro gruppo di poliziotti, dalla parte opposta. Per un attimo siamo accerchiati, non sappiamo cosa fare, temiamo che ci carichino incrociandosi con l'altro gruppo. Invece fanno spostare l'ambulanza più o meno all'altezza del binario 19. Non capisco il perché, sono momenti concitati, come può immaginare.

Intanto io cerco di ricongiungermi con i compagni che ho smarrito durante la prima carica. Ne chiamo una al telefono, alla prima carica ha deciso di andare a casa, prima dell'aggravarsi della situazione. Vive a Torino, per fortuna non deve salire su quel maledetto treno. Dico per fortuna perché con lei c'era sua sorella di 16 anni, dottor Caselli. 16 anni ed era alla sua prima manifestazione. Lei dice che gli arresti relativi al 3 luglio non ledono il diritto di manifestare. Sarà, ma una carica della Polizia, invece, le assicuro che lede sia la voglia che il diritto di manifestare. E di questo qualcuno deve rispondere. La prego, a nome di una ragazza di 16 anni che per un giorno ha creduto alle parole “democrazia”, “partecipazione” e, forse, addirittura, alla parola “politica” nella sua accezione più nobile, la prego indaghi sul perché di questo atto insensato.

Riprendo il racconto, scusi anche per questa digressione. Telefono a un'altra compagna che non riesco a trovare. Mi dice che stava cercando di riprendere tutto con il telefonino e di non preoccuparmi. “Sono davanti al binario 17” le rispondo. “Marco, non preoccuparti. Sto cercando di filmare.” Mette giù. Dottor Caselli, lei non può saperlo, ma la persona in questione è a me molto cara. È un'amica, una collega, una compagna. Le auguro di non perdere mai nessuno a cui vuole bene durante una carica della polizia. È terribile. Dico davvero.

Insomma, inizio a cercarla per la stazione, cercando di continuare a filmare tutto. Naturalmente mi avvicino al blocco della polizia. Alcuni dei ragazzi, intanto, vengono lasciati passare per salire sul treno. Evidentemente hanno il biglietto. O forse si sono accordati con Trenitalia e la Polizia. Poi si sente un grido. Una ragazza piange. Sul binario sta succedendo qualcosa. Non riesco a vedere, ma capisco benissimo. La polizia sta caricando direttamente sul binario. Sta caricando alle spalle di quegli stessi che aveva fatto passare. Dottor Caselli, mi permetta un inciso sul concetto di onore. E mi lasci dare dell'infame a tutti quei poliziotti che quella sera si sono macchiati di un delitto così grave e vergognoso: attaccare alle spalle dei manifestanti che si erano fidati, forse per la prima volta in vita loro, della polizia che li aveva fatti accedere al treno. O forse che volevano, semplicemente, far finire quell'incubo e tornare a casa.

Dottor Caselli, lei cosa avrebbe fatto? Da uomo, non da procuratore. Da uomo, sentendo dei ragazzi gridare, lei cosa avrebbe fatto? Dottor Caselli, io spero che lei, da uomo, di fronte a tutta quella violenza non avrebbe fatto altro che raccogliere un sasso per tirarlo contro chi stava offendendo lo Stato, la Divisa e la Democrazia. Sto parlando della Polizia, dottor Caselli.

Eppure, sinceramente, io non lo so se qualcuno un sasso contro la Polizia lo abbia tirato, dottor Caselli. Guardo verso la polizia ed è di colpo, nuovamente, tutto confuso. Mi metto a correre per andare sul binario 19 e cercare di riprendere l'accaduto e, forse, per essere il primo a far partire la sassaiola. Non l'ho mai fatto, procuratore Caselli. Mai in vita mia. E mi vergogno per non averlo fatto sabato, solo per reagire, niente di più, per cercare di difendere dei compagni che venivano picchiati selvaggiamente. Ma forse è un bene. Come le dicevo sono un tipo cicciottello e simpatico. È un modo carino per dire che sono un po' goffo. Probabilmente avrei spaccato la testa a un compagno con la mia pessima mira. Meglio così.

Comunque, appena raggiunto il binario 19, una parte della Polizia inizia a caricare tutti gli altri. Ed ecco rispuntare l'ambulanza (se ne era dimenticato, vero?). L'ambulanza, fatta spostare preventivamente dagli agenti, ci chiude la via di fuga. Ci sbatto contro, di fianco a me una donna di circa 50 anni che corre incoraggiata dal figlio “Corri, mamma! Corri!”. Riusciamo a scartare di lato, scappiamo tutti, alcuni come me, sono fortunati. Un poliziotto raggiunge me e un altro ragazzo e dovendo scegliere chi colpire... colpisce l'altro. Col senno di poi, procuratore Caselli, forse avrei preferito prendermela io quella manganellata. Dico “forse” perché un po' mi sento in colpa. Ma in verità sono contento di essermela scampata. Non sono così ipocrita da negarlo.

Torniamo indietro, titubanti, ma vogliamo capire cosa sta succedendo. Sul vagone del treno vediamo del fumo. Hanno sparato un fumogeno dentro il vagone. Ho visto da poco un video su youtube. Controlli, se non ci crede. Non ha creduto ai manifestanti del 3 luglio. Non crederà neanche a me, credo.

Cerco di trovare la mia amica. Eccola. Litighiamo. “Vaffanculo, mi hai fatto preoccupare!”. Sembriamo due bambini, un po' ci viene anche da piangere. Si avvicina un altro compagno, stiamo tutti bene, per fortuna. Chiamo Radio Popolare a Milano, racconto in breve quello che è successo. Due giornalisti ci chiamano in disparte. Ci chiedono se abbiamo filmato qualcosa. Rispondo di sì, prendetevi tutto, fate conoscere alla gente questo schifo. Tutti e cinque andiamo in un locale sicuro e lì passo i miei video. Speravo fossero meglio, in verità. Ma filmare e scappare contemporaneamente comporta delle difficoltà, dottor procuratore Caselli.

Guardi, dottor Caselli, voglio essere sincero fino in fondo. Nel locale decidiamo di cenare, bere vino rosso (sempre lui) e finiamo a parlare di politica, Berlinguer e Materialismo Storico. E anche di lei. E tutti, dico tutti, ci chiediamo cosa farà dopo stasera. Arresterà qualche altro manifestante? O forse si deciderà ad indagare sulla polizia? La prego, non lasci che questa resti una domanda retorica.

Le auguro buon lavoro, visto che ne avrà molto per i mesi a venire.

Grazie per l'attenzione,


Marco Di Stefano


P.S. Mentre le scrivo – 27 febbraio 2012 - in tutta Italia si manifesta a causa dell'incidente accaduto a Luca Abbà mentre cercava di bloccare l'esproprio delle terre in Val Susa. Come saprà è salito su un traliccio dell'alta tensione prima di prendere la scossa e rovinare al suolo. Questo dovrebbe farle capire cosa sono disposti a fare gli abitanti della Valle. Non ha messo una bomba. Non ha sparato. Ha fatto resistenza passiva mettendo a repentaglio la propria vita. E mentre tutti esprimono solidarietà, “Libero” lancia un sondaggio dove chiede ai propri lettori se il povero Abbà se lo sia meritato o meno. Io non so se esiste il reato di cattiveria, dottor Caselli. Ma se esiste, faccia qualcosa.

P.P.S. Tra le cose più infamanti e false che sono comparse sui quotidiani – on line e non - c'è anche la notizia di una sassaiola contro l'ambulanza. I casi sono due: o mi hanno scambiato per un sasso oppure qualcuno vuole fregarci. Le chiedo un'informazione: posso denunciarli per calunnia in quanto manifestante?

P.P.P.S. Dottor Caselli, si ricorda di Sole e Baleno? La prego, non ripeta gli errori del passato. Liberi tutti.

P.P.P.S. Dottor Caselli, guardi, le voglio fare un regalo. Le regalo un nome: Spartaco Mortola. Lui lo sa bene cosa è successo il 25 febbraio a Porta Nuova. E secondo me sa anche cos'è successo il 3 luglio in Valle. Almeno qualche domanda gliela faccia. Ah, e già che c'è, gli chieda anche qualcosa della Diaz, a Genova. Non si sa mai, magari stavolta confessa tutto.

Monday, December 21, 2009

Eleonora Brianzoli intervista Marco Di Stefano

Sapessi com’è strano… riuscire a far teatro a Milano

Marco Di Stefano è un regista, un poeta e un drammaturgo di 28 anni. Come molti giovani della sua età, guarda Milano con occhi arrabbiati e disillusi.

Aspetto Marco davanti al Teatro della Cooperativa con cui collabora e intanto do un’occhiata al cartellone: testi comici e impegno civile. Al civico accanto, un circolo espone la locandina del programma culturale dedicato ai soci: mi stupisco constatando che, mentre non viene fatto nessun cenno ai “vicini di casa”, sono proposti biglietti (poco) scontati per grandi eventi che si svolgeranno dall’altra parte della città (tra gli altri il musical “La bella e la bestia” e “Amici in tour”). Quando lo faccio notare a Marco, sbotta:
“Io penso che ci sia un paradosso in questa città. Probabilmente c’è un paradosso in questo Paese, ma Milano è uno degli esempi più eclatanti. C’è una contraddizione interna, per cui tutti vogliono fare cultura e in realtà molto pochi se ne interessano. Penso che il problema sia promozionale. Questo è il risultato della politica culturale degli ultimi dieci anni, dove l’evento che porta denaro e immagine viene pubblicizzato in tutti i modi, mentre la normale vita culturale della città no.
Ad esempio, c’erano pochi spettacoli legati alla Festa del Teatro di quest’anno che non hanno fatto il tutto esaurito, tra l’altro coinvolgendo anche realtà molto periferiche, spazi molto piccoli, spazi nati negli ultimi due o tre anni. Quindi la gente vuole andare a teatro, vuole mangiare cultura. Probabilmente diserta le iniziative meno pubblicizzate perché gli è stato insegnato, in maniera abbastanza distruttiva, che deve aspettare di sapere che cosa è giusto andare a vedere.”

– “Gli è stato insegnato” a chi è riferito?
“C’è chi dice di occuparsi di teatro o di occuparsi di cultura ma in verità fa del mero intrattenimento e sta rovinando questo Paese”.

– Quindi da una parte ci sono le persone troppo poco curiose per andarsi a cercare cose nuove e dall’altra c’è quella che, molto genericamente, potremmo indicare come “pubblicità” che le imbocca spacciando per cultura qualcosa che non è cultura?
“Esattamente. C’è un concorso di colpa. Nel senso che non te lo ordina il dottore di guardare Amici. D’altra parte penso che manchi un codice deontologico rispetto a chi lavora nel mondo dello spettacolo”.

– Crolloprospettico, il collettivo artistico di attori e danzatori di cui fai parte, nasce anche dall’esigenza di proporre qualcosa di diverso rispetto a questo tipo di spettacolo?
“Crolloprospettico è una piccola organizzazione che, dato un percorso comune di riflessione sull’oggi, cerca di fare delle cose. Ci sono progetti di cui io firmo la regia, progetti la cui regia è firmata da qualcun altro, progetti di cui io firmo la regia e qualcun altro la coreografia, ci sono progetti di teatrodanza in cui le due coreografe firmano anche la regia… è una materia mutevole”.

– E nuova…
“In realtà no, la Fura dels Baus ha sempre funzionato così. Probabilmente è nuova in Italia ed ora ti spiego perché: siamo una categoria che tende ad odiare chi non fa cose che sente vicine. Sembra che se tu fai qualcosa di diverso da me io ti debba per forza in qualche modo detestare. Trovo che sia un atteggiamento distruttivo, non credo che il teatro abbia bisogno di questo. Il teatro ha bisogno di gente che faccia capire dove sta andando questa società. Poi il modo è tutto sommato secondario. Come artisti abbiamo la tendenza ad essere poco spettatori: lo spettatore questo problema non se lo pone, dice mi piace o non piace, punto. Noi invece facciamo continuamente distinzioni mentre dovremmo cercare di essere un collettivo unico, essere di più un’associazione di categoria – i teatranti – e spalleggiarci. O meglio, spalleggiare chi rispetta il codice deontologico dei teatranti ed escludere quelli che non lo rispettano, cioè coloro di cui parlavo prima.

– Tu hai fatto teatro un po’ dappertutto: gli studi a Bologna, l’insegnamento a Torino, la collaborazione con diverse compagnie sparse in tutta Italia. Che differenze hai riscontrato rispetto a Milano?
“Il problema fondamentale di Milano è che è un mercato saturo. Sia dal punto di vista dell’offerta

– è probabilmente la città con più teatri operativi in Italia – sia dal punto di vista professionale. Ci sono sette scuole di recitazione importanti a livello nazionale, tre delle quali sono qui. Chi vuole fare teatro viene a Milano. Questo porta a due cose: una, come dicevo, è la saturazione del mercato, c’è molta più concorrenza. In secondo luogo c’è un basso riconoscimento sociale per chi si occupa di teatro. Quando vado a lavorare a Macerata, ma anche a Napoli o a Berlino, sono trattato molto bene, non solo dagli organizzatori, ma proprio dalla gente. Dalle altre parti il ruolo dell’artista è più riconosciuto”.

– Cioè a Milano se dici che fai il regista ti chiedono “sì, ma qual è il tuo vero lavoro?”
“Sì, esattamente, è questo il punto. A Milano ti dicono così. Anche se a Milano tutti fanno teatro e se non lo fanno hanno pensato di farlo. Ma è proprio questa concentrazione che porta a un disconoscimento dell’arte e del ruolo dell’artista”.

– E a che cosa serve il teatro secondo Marco Di Stefano?
“Più che a cosa serve il teatro ti dico a cosa penso serva l’arte in generale. È l’educazione sentimentale della gente. Se non c’è arte non c’è educazione sentimentale. Probabilmente nel mondo perfetto l’arte non avrebbe ragione di esistere, perché la gente sarebbe già educata. Secondo me il problema di Milano è che la gente non è più educata, intendo sentimentalmente. Anche sentimentalmente è un termine un po’ ambiguo: quando non faccio sedere la vecchietta sul tram è un problema civile? Sì, ma forse è anche un problema personale. Uno dei due attori di “Servi”, l’ultimo spettacolo cui collaboro come assistente alla regia con Renato Sarti, è Ahmed Ba, un ragazzo di colore. A maggio è stato accoltellato da un naziskin; quando una città intera non si alza indignata per una cosa del genere è, sì, un problema civile, ma significa che non hai un’educazione sentimentale. Il fatto che un essere umano si indigni se un altro essere umano viene accoltellato senza motivo è proprio alla base della civiltà. È sempre culturale il problema. Per cui sì, l’arte serve a educare sentimentalmente la gente”.

Wednesday, July 08, 2009

G8

G8; Roma, corteo pacifico caricato dalla Guardia di Finanza

Roma, 7 lug. (Apcom) – Volevano solo prendere la metropolitana per raggiungere gli altri manifestanti alla Sapienza. Ma sono stati caricati dalla Guardia di finanza che li ha respinti indietro per centinaia di metri, fino a scatenare una “caccia all’uomo” per le vie del quartiere Testaccio. È la ricostruzione avanzata dagli studenti dell’Onda di Roma, che questa mattina avevano organizzato una manifestazione nei pressi dell’Università Roma3. Il corteo, spiega Valerio del centro sociale Acrobax, è partito dalla facoltà di architettura. Da lì si è mosso verso piazzale della Piramide. “Ci siamo fermati solo qualche minuto a Porta San Paolo, la manifestazione era tranquilla e pacifica, come si può vedere anche dalle foto che sono già circolate sui siti internet dei quotidiani. Quando siamo arrivati nel piazzale della Piramide, ci siamo mossi verso l’ingresso della stazione della metropolitana. La Guardia di finanza, però, ci ha preceduto bloccando gli ingressi, dopo di che ci ha caricato. A quel punto ci siamo spostati dall’altra parte della piazza, ma i militari ci hanno caricato di nuovo. Fino a quel momento il corteo era stato assolutamente pacifico. Nessun lancio di oggetti, nessun danneggiamento, solo qualche coro. È stato solo al ritorno, mentre scappavamo di nuovo verso la facoltà di architettura, che qualche cassonetto è stato rovesciato. La Finanza ci ha inseguito con le camionette sin dentro il quartiere di Testaccio, dove ci ha caricato almeno altre tre volte”. “E’ stato lì – aggiunge un altro manifestante – che è scattata la caccia all’uomo. Agenti, sia in borghese che in divisa, ci hanno inseguito fin dentro bar e locali, qualcuno si è rifugiato anche nella casa di qualche residente che ci ha aiutato. Ho visto anche qualcuno preso al volo dai finanzieri che passavano con la camionetta e che si sporgevano dal portellone per bloccarlo mentre correva”. “Dei 35 fermi di questa mattina – spiega Valerio – non sappiamo ora quanti saranno convalidati in arresto. Gli avvocati per adesso ci dicono che tutto può succedere. Può darsi nessuno – conclude – può darsi tutti”. Al momento, risultano 10 gli arresti convalidati.

http://forumambientalista.wordpress.com/2009/07/07/g8-roma-corteo-pacifico-caricato-dalla-gdf/

Appello Importante

Al Presidente della Repubblica On. Dr. Giorgio Napolitano

Signor Presidente,il 23 giugno 2009, nella centrale piazza Bellini a Napoli, una studentessa di 26 anni, Maria Luisa Mazzarella , nella circostanza di trovarsi a difendere un proprio amico omosessuale dalle offese e dalle violenze fisiche per opera di un gruppo di coetanei, è stata lei stessa oggetto di un duro atto di violenza verbale e fisica che le ha procurato lesioni su tutto il corpo e l’ha esposta al rischio di perdere addirittura un occhio.In un contesto sociale in cui si moltiplicano gli atti di violenza dettati dall’odio nei confronti di cittadini con un differente orientamento sessuale e che spesso si consumano nell’indifferenza generale di coloro che vi assistono, il gesto di Maria Luisa assume un innegabile valore non solo simbolico. Ci permettiamo pertanto di chiederLe di valutare la possibilità di concedere a Maria Luisa la medaglia al valor civile per aver messo a rischio la propria stessa vita in difesa di un coetaneo vittima della violenza omofoba.Confidiamo nella Sua sensibilità in modo che Maria Luisa possa vedersi conferita la massima onorificenza della Repubblica.Cordialmente,i cittadini di seguito firmatari.
Per firmare cliccare al link
http://www.gay.it/unamedagliapermarialuisa/

Wednesday, May 27, 2009

Recensione di Versione 2.0

Versione 2.0 – 31 tragedie contemporanee
Marco Di Stefano
Edizioni Tespi, Roma, 2008

Un bigino di miti in versi? Un catalogo di personaggi sbalzati fuori dalle pagine di una letteratura greca e riproposti in chiave moderna, sotto una luce che li renda più accattivanti, o piuttosto li trasformi in abitanti di un mondo familiare al lettore?
Nessuna di queste definizioni ricostruisce appieno l’operazione poetica al centro di “Versione 2.0 – 31 tragedie contemporanee” (Tespi, 2008), la seconda raccolta in versi di Marco Di Stefano, classe 1981 e un diploma alla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano. Di Stefano, che oggi insegna drammaturgia e regia nei laboratori del Dams di Torino, è anche assistente di Renato Sarti presso il Teatro della Cooperativa a Milano.
Il suo esordio letterario risale a tre anni fa con un volume di Haiku “Sessanta lame all’ora - Analisi in forma di Haiku” (Il filo, 2006). Focus della riflessione, la modernità e le sue storture, che vanno di pari passo con quelle dell’anima. Perché mentre «Anche quest’alba / la Palestina brucia / in technicolor», «Venticinque anni / colano come cera / dal davanzale». E così il gioco di indagine del fuori si scambia con l’osservazione del dentro, il visto in esteriore si alterna al vissuto interiore. È allora che emergono scenari metropolitani come interrotti, «anelli che non tengono» di montaliana memoria, si aprono su close up in soggettiva disarmante: «Anni passati / davanti a microsoft word / la cute secca».
Con la stessa forza si intrecciano i tre fili che stanno dietro le composizioni di Versione 2.0: il mito, la contemporaneità e l’interiorità. In disordinato ordine di apparizione, come fosse la confusa scaletta di un programma televisivo da improvvisare in diretta, fanno capolino, pagina dopo pagina, i volti noti della tragedia greca. Siamo al provino per un reality show: Agamennone, Oreste, Ecuba, Elettra e gli altri entrano in sala di registrazione, guardano in camera e vomitano la loro storia, mimandola e riproducendola in un alternarsi di registri, alto e basso, aulico e volgare. Si dimenano, si giustificano, semplicemente agiscono, violentemente urlano la loro verità. Oppure capita che tentino, disarmati, a spiegare perché il mito ha voluto per loro quel destino.
Ma tutto questo è a un passo prima della scrittura. Un astuto montaggio rielabora e ricuce le storie e le ossessioni dei protagonisti. Il risultato sono tanti mini-copioni che il regista-autore mette in scena sulla pagina, con potenza inedita, davanti al lettore-spettatore.
E i personaggi del mito, in questo passaggio, mutano e si svelano nella loro nuova identità-interiorità.
Così Elena la si incontra in metropolitana, e il lettore, con gli occhi di Paride, la guarda come la guardano due giovani con le cuffie dell’Ipod vestiti Dolce&Gabbana. E lei, tanto bella da far interferenza con gli scambi dei binari, timida, legge un libro che tiene sulle ginocchia, senza sapere che quelli «possono scatenare una guerra pur di averti».
Arriva poi in scena Antigone, ragazza di 18 anni con l’orecchino al naso e i jeans a vita bassa. Nella litania, quasi una danza in parole, che le viene dedicata, è tratteggiata una donna-bambina tanto inesperta del mondo quanto ardita da sfidarne le leggi non scritte, divine o umane non importa. Nella prima scena è accoccolata tra i mobili dell’Ikea a leggere No logo di Naomi Klein, poi la si vede infervorata tra le strade di Genova a gridare con i no global.
Decostruiti e riassemblati in questa nuova parte, i personaggi del mito sono ora attori inesperti. Banali e deboli, forse, ma di una debolezza che turba perché la si riconosce come universale e particolare insieme, che appartiene alla dimensione della tragedia come a quella della quotidianità.
E così, nella vicenda di Medea, «La nutrice è un personaggio inutile / se la storia è incisa sul corpo dei due amanti», mentre l’autore sta come Filottete, con la ferita aperta, a guardare i compagni che se ne vanno e lo abbandonano. Come è stata abbandonata Andromaca, che nel suo personale reality show interpreta il ruolo di spettatrice solitaria mentre a recitare, nella vita come su un palco, è il pubblico-massa di maschere mute, in un componimento metateatrale tra i più originali della raccolta.

Francesca Gambarini
(recensione apparsa sul numero 9 di Stratagemmi - Prospettive Teatrali, Pontremoli Editore, Milno, aprile 2009)

Tuesday, May 12, 2009

Toys a RIgenerazione - domenica 17 maggio

Previsioni + RIgenerazione
Nuove esperienze teatrali in scena tra Milano e il Piemonte

Il progetto milanese Previsioni e quello piemontese Rigenerazione uniscono le forze per promuovere e far conoscere le giovani compagnie teatrali che si sono particolarmente distinte nell’ambito delle due selezioni.
Il 17, 20 e 21 maggio le tre compagnie selezionate da Previsioni saranno in scena a Biella mentre nel mese di luglio le compagnie selezionate da Rigenerazione saranno in scena a Milano nell’ambito del Festival Arlecchino nelle città.



La Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi e la Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte si sono interrogate, in consonanza con la loro vocazione, sulla necessità di dare spazi e possibilità di produzione e visibilità alle giovani compagnie emergenti in modo costante e sistematico.
Previsioni e Rigenerazione sono le risposte che queste due realtà hanno messo in campo.
Valore aggiunto ai due progetti è la collaborazione nata tra le due realtà che permette alle compagnie selezionate di travalicare i confini regionali andando in scena in contesti importanti e differenti da quello di appartenenza.
Il progetto di collaborazione tra le due realtà si declina in due momenti di ospitalità reciproca:
Nel mese di maggio 2009 le compagnie selezionate nell’edizione 2008 di Previsioni saranno in scena a Biella nel corso della rassegna di RIgenerazione.
Domenica 17 maggio la compagnia Crolloprospettico sarà in scena con TOYS Studio per una Salomè mutilata, spettacolo in cui, accompagnati dal sociologo Zygmunt Bauman, si intraprende un percorso di ri-scoperta dell’amore all’interno della società del consumo.
Mercoledì 20 maggio la compagnia Macelleria Ettore porterà a Biella lo spettacolo La porta Aperta, piccola tragedia familiare. Un’indagine ironica e spietata sul processo di creazione della propria identità. Uno spettacolo per dire che Il bello di una famiglia è di saperla lasciare.
Giovedì 21 maggio è la volta di Malabobora con P.A.C.S. (Pamela. Alberto. Chiara. Stafano.): Qual è il significato della promessa di matrimonio? La famiglia tradizionale non sempre funziona, per chi non ne condivide il modello o se ne trova obbligatoriamente al di fuori, esiste un riconoscimento del diritto alla differenza e soprattutto a non restare soli?

Quest’estate saranno invece le compagnie piemontesi ad essere ospitate a Milano presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, all’interno del Festival/laboratorio che si terrà da martedì 7 a venerdì 17 luglio.
Previsioni – giovani proposte per la scena milanese
Previsioni è un progetto artistico e formativo. Ha come finalità l’accompagnamento dei giovani diplomati della Scuola Paolo Grassi, dell’Accademia Internazionale della Musica e della Scuola di Cinema Televisione e Nuovi Media verso la professione, offrendo al pubblico e al sistema teatrale, musicale e cinematografico milanese un osservatorio sulle fantasie creative delle ultime generazioni.
L’edizione 2009, il cui bando si è chiuso il 20 aprile, vedrà l’esibizione delle compagnie selezionate in 6 teatri milanesi nel mese di settembre.
Previsioni - giovani proposte per la scena milanese è un progetto ideato dalla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, in collaborazione con il
Comune di Milano - Settore Spettacolo e con CRT, Sala Fontana, Teatro Litta, Teatro Out Off, Teatro Ringhiera e Teatro Verdi e con il sostegno della Fondazione Cariplo.

Rigenerazione
Dal 14 al 31 maggio si svolge tra Biella, Vigone (To) e Chiaverano (To) l’edizione 2009 di Rigenerazione.
Tre le compagnie piemontesi selezionate:
Tecnologia filosofica presenta Gymnasium, spettacolo di teatro-danza che indaga il pianeta giovanile nelle trasformazioni dell’età adolescenziale; Compagnia Torcigatti porta in scena lo spettacolo Troppa Polvere su Marte, che narra in modo surreale e curioso la vita di Ingvar Kamprad, fondatore di IKEA; Piccola Compagnia della Magnolia propone Hamm-let - Studio sulla Voracità, elaborazione drammaturgica basata su Hamlet di William Shakespeare e HamletMachine di Muller.
A dispetto delle tante preoccupazioni sulla mancanza di mezzi e prospettive, il Circuito Teatrale del Piemonte si impegna con questa iniziativa a continuare a credere nel futuro e nella giovane creatività che di questo futuro è espressione lampante.
RIgenerazione è un progetto ideato dalla Città di Torino, Vice Direzione Generale Gabinetto del Sindaco e Servizi Culturali - Settore Eventi Culturali, dalla Fondazione Teatro Stabile di Torino e dal Sistema Teatro Torino in collaborazione con la Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte e con AGIS (Associazione generale Italiana dello Spettacolo).
Un ringraziamento doveroso per la realizzazione di quest’appuntamento va inoltre alle seguenti istituzioni locali: l’Associazione Il Mercato dei Sogni/Festival delle Cantinelle e Residenza Multidisciplinare Arte Transitiva Stalker Teatro, il progetto Morenica – Cantiere Canavesano Residenza Multidisciplinare, l’associazione Dunamis, il Comune di Chiaverano e il Comune di Vigone.

Arlecchino nelle città
Festival - laboratorio giunto quest’anno alla seconda edizione che si terrà dal 7 al 17 luglio presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano.

Wednesday, March 04, 2009

8 marzo





Resistere per esistere
-
le donne e la Costituzione della Repubblica Italiana

ne parliamo con
Onorina Pesce  - Partigiana, vice presidente dell' A.N.P.I. provinciale
e
Benedetta Liberali  - Università degli Studi di Milano

Domenica 8 Marzo 2009 - ore 15
Salone di Via P. Mascagni, 6 - Milano

a seguire letture recitate da Sara Urban e Milvis Lopez Homen

a cura di Renato Sarti - Teatro della Cooperativa
con la collaborazione di Marco Di Stefano e Riccardo Pippa

e...un piacevole brindisi!