Macbeth
di William Shakespeare
Drammaturgia: Elena Cattaneo
Coordinamento artistico: Claudio Longhi
Macerata, Centro Storico, 1/2 settembre 2007
ore 20, 45
ore 20, 45
— MACERATA —
«LA RAPPRESENTAZIONE itinerante del Macbeth cui ho assistito nei primi giorni di settembre mi ha lasciato un senso di stupore e gratitudine, per come ha saputo animare alcuni luoghi del nostro centro storico.Di Macbeth si era molto parlato nell’estate maceratese: per la messa in scena dell’opera curata da Pierluigi Pizzi. Si poteva dunque temere un effetto di saturazione. Invece è venuto fuori uno spettacolo davvero vivo, forse il più coinvolgente fra tutti quelli cui ho assistito quest’anno: commovente, per la passione degli attori (sia i professionisti del Piccolo Teatro, sia i maceratesi dei nostri gruppi, detti amatoriali proprio per l’amore che vi manifestano); poi per l’emozione profonda che ha saputo trasmettere agli spettatori. E infine, per la sapienza del tocco registico che sta tutta nelle scelte fatte: persone, relazioni e luoghi. L’operazione di ritaglio sull’opera e la sua messa in scena itinerante hanno prodotto una specie di spaesamento, palpabile fra gli spettatori, ma anche una moltiplicazione del suo fascino e della sua attualità. E’ la potenza della parola e del teatro di Shakespeare che ne esce esaltata e che parla a noi, e di noi.
COSÌ, SULLO SFONDO di questo ritaglio del testo, mi è parso importante che l’unità dell’azione teatrale fosse di nuovo ripristinata e garantita proprio dai luoghi della cittadinanza e della vita pubblica, dagli spazi della città che abbiamo percorso accompagnati da gentili ragazze: le strade, le piazze, il cinema, le case, i passanti un po’ sbigottiti, il vicino che ti apre la porta sorridendo e poi entra nella messa in scena, la barista della Filarmonica presente sullo sfondo di quella ‘notte di gozzoviglie fino al secondo canto del gallo’ e del suo risveglio sanguinoso. Questi luoghi con la loro storia, col sapore della vita quotidiana, noi li vediamo allora quasi per la prima volta in una luce diversa. E questo ci scuote dall’indifferenza, ci fa sobbalzare. E’ capitato a me in quei locali: seduto nella stanza vicina a causa del sovraffollamento, ho ascoltato in lontananza Macduff e Macbeth esitare sulla porta della camera dove Duncan giaceva squartato, mentre il pianoforte, in lontananza, suonava Debussy e Chopin (siamo nel ’900, dunque, e nell’800, ho pensato). Questi luoghi, a loro volta, si riflettono con la loro storia sull’azione scenica distorcendola appena, come mi è parso evidente nelle stanze dell’Hotel Lauri e della Società Filarmonica: la loro aria decadente sembrava fatta apposta per esaltare l’idea che tutto è gioco e rappresentazione tragicomica.
CHI AMA IL TEATRO sa bene che al fondo dell’azione, dove la morte e la vita si danno la mano mascherate, c’è sempre la nostra stessa esistenza presentata in maniera più pura, più essenziale. Ecco, se lo spettacolo ha potuto evocare qualcosa di simile, in me come di certo in tanti altri che mi sono trovato a fianco e con i quali ho parlato – e davvero c’erano persone di tutte le età e questo mi è parso molto bello –, allora vuol dire che il teatro a Macerata è vivo grazie alla dedizione di quanti da anni si ostinano ad amarlo. Lode, dunque, a questo ‘evento’ culturale, a chi lo ha realizzato, a chi lo ha voluto».
Piero Feliciotti

