Friday, November 16, 2007



CHECKPOINT
di Marco Di Stefano

con
Martina De Santis, Mario Gualandi, Fabrizio Lombardo, Sara Urban

Regia
Marco Di Stefano

Piccolo Teatro Campo d’Arte
Via dei Cappellari 93
(Campo de’ Fiori)
Roma

dal 13 al 25 novembre
ore 21
domenica ore 17

Recensione


di Donatella Codonesu



Opera d’esordio all’insegna di un'ideale rivendicazione di libertà, Checkpoint è il ritratto nebbioso di una dittatura crudele e soffocante, di un mondo oscurato dalla totale mancanza di libertà, affossato da regole inspiegabili ed inspiegate, fini a sé stesse in quanto mero strumento di repressione.




La storia è ambientata in un paese dove non si può più viaggiare e le stazioni sono usate come carceri. In una di esse, un centro di detenzione femminile, si sviluppano ambigue relazioni fra le detenute e i due carcerieri. Da queste interazioni violente e a tratti morbose emergono i singolari giochi di ruolo e repentini ribaltamenti delle parti dei protagonisti. Chi comanda proietta sugli altri la propria angosciata quanto impossibile ricerca di pace, ritrovandosi vittima dei propri stessi suprusi, mentre chi è vittima si ritrova a detenere per un attimo un ruolo importante e decisivo nella gestione della propria prigionia. Fino alle inevitabili conclusioni.




Un carceriere ed il suo assistente muto, una ragazza e la speranza di salvarsi attraverso un amore deviato, un'altra ragazza e la consapevolezza che è inutile vivere se tutto intorno il resto muore. Tutti i protagonisti si ritrovano a turno, ciascuno proprio malgrado, ad essere causa del dolore altrui. Checkpoint è il punto di controllo, dove tutto viene messo alla prova: l'ideologia, la colpa, le passioni e la volontà.




Il mondo evocato in questo interessante atto unico va oltre la facile identificazione con esempi di stati assolutisti a noi vicini: la sfumata descrizione della situazione si concretizza felicemente nei meccanismi che sono alla base delle azioni. Il lavoro viene così elevato all’assoluto, puro ed apolitico riferimento all’oppressione di un sistema antilibertario e castrante. Ciò che viene descritto in termini di repressione e negazione è in realtà un'ideale impossibilità di essere e sentirsi liberi, condizione di cui la repressione dittatoriale è solo una delle tante forme possibili.




La mancanza di libertà e l'adeguamento incondizionato a regole limitative possono essere semplicemente frutto di un'autoimposizione, di una personale mancanza di autonomia o di una banale latenza di coraggio. Ciascuno dei personaggi è infatti consapevole del proprio ruolo e almeno parzialmente artefice del proprio destino; ciascuno ha modo di influire su se stesso e sugli altri e da questo girotondo nessuno esce vincitore.




Il soggetto del lavoro di Marco di Stefano è dunque un luogo fisico e metaforico di corruzione, spazio emotivo e mentale carico di dolore e claustrofobica alienazione, dove incredibilmente la speranza riesce ancora a nascondersi. L’ambiente e la situazione vengono rappresentati con un’opera di intelligente sintesi, che permette alla storia, pur appena accennata, di essere tuttavia delineata con chiarezza esaustiva. Gli interpreti, incisivi nei toni e misurati e nei movimenti, rappresentano correttamente il testo in tutta la sua drammaticità.

Donatella Codonesu
http://www.teatroteatro.it/

Thursday, November 15, 2007

Dal 13 al 25 novembre
ore 21
domenica ore 17

prenotazione consigliata