Monday, June 30, 2008

FALENE
di Marco Di Stefano

regia Carlotta Origoni

con Martina Desantis, Elisa Denti, Daniele Gaggianesi, Vincenzo Giordano, Mario Gualandi, Sara Urban

della Associazione Culturale Crolloprospettico


FESTIVAL INTERNAZIONALE
CASTEL DEI MONDI DI ANDRIA
17>20/07/2008

20 luglio 2008
23.30
Sala A

Spazio Mil - Sesto San Giovanni (Milano)
dal 30 settembre al 4 ottobre 2008
ore 21
Lunedì 6 ottobre 2008, ore 21
Piccolo Auditorium in piazza Dettori a Cagliari

17 ottobre 2008 ore 21
Teatro Lauro Rossi - Macerata
1-2 Novembre 2008 ore 21
Nuovo Teatro Nuovo - Napoli



Prendiamo Le Onde di Virginia Woolf come materiale per “costruire” teatro. Il romanzo, nel suo fiume di parole, non lascia spazio all’oggettività: ogni avvenimento è filtrato dalla mente dei personaggi. Decidiamo di agire come dei detective. Smontiamo il romanzo, lo facciamo a pezzi, lo analizziamo con cura per ricostruire le piccole storie quotidiane che stanno dietro alla vita di ogni personaggio.
Creiamo delle situazioni drammatiche. Ne abbiamo bisogno. Non vogliamo tradire Virginia Woolf, ma crediamo che l’unico modo per dare potenza ai monologhi interiori dei suoi personaggi sia quello di farli vivere. Farli vivere nel mondo di tutti i giorni, fatto di delusioni, speranze, amori. Fatto di banalità disarmanti. Seguendo le tracce lasciate dall’assassino Virginia, riusciamo a ricomporre nove avvenimenti nell’arco di una vita intera: l’ultimo giorno di scuola, una festa tra amici, una cena d’addio.
Ecco i personaggi che entrano. Susan, Jinny, Louis, Neville, Bernard. Sono bambini, giocano a nascondino. Manca Rhoda. Mentre gli altri agiscono lei è ferma in proscenio e ci apre la porta della sua mente. Così inizia il nostro furto letterario. Lavoriamo su due livelli: la quotidianità degli eventi e la profondità dei pensieri personali. Per nove volte, a turno, ogni personaggio regala al pubblico la parte più nascosta dei propri pensieri. Il proprio punto di vista. Ma qualcosa si inceppa lentamente in questo meccanismo, fino alla con-fusione totale. E allora diventa difficile distinguere i pensieri dalla realtà.


La scena: tempo interno e tempo esterno


Due piani: due luoghi e due tempi.Ad un piano corrisponde un luogo concreto, in uno spazio e in un tempo precisi, e all’altro corrisponde un non-luogo, al di fuori del tempo e dello spazio. Lo spazio delle sceneGli unici elementi di scena sono luci da interno: lampade da terra, lampadine, abatjour si muoveranno nello spazio per delimitarlo, ampliarlo romperlo. Le luci disegneranno interni ed esterni.Gli attori si muovono in un luogo astratto con grande concretezza. Il suono, crea l’ambiente nel quale i personaggi si muovono e sottolinea costantemente un mondo esterno con il quale questi personaggi fanno devono fare i conti, ciò che li spinge ad essere così uniti.Il ritmo delle scene è sincopato e rapido, si ha la sensazione che gli eventi si consumino nel giro di un attimo senza lasciare echi.Lo spazio dei soliloquiUna scena spoglia, silenziosa.Questo è un luogo interno alla mente dei personaggi. Le luci, questa volta teatrali, consentono di evocare un’atmosfera surreale, onirica, allucinatoria.Il ritmo sarà dilatato: questo è il luogo dove si sente l’eco delle azioni delle scene.


I diversi ritmi dei due piani restituiscono quella percezione del tempo che è così presente nel testo:il continuo comprimersi e dilatarsi, un tempo soggettivo in cui una tragedia può consumarsi in un attimo mentre una sensazione durare a lungo.I due piani si sovrappongono nello spazio proprio come nel testo.Lo spazio dei soliloqui deve gradualmente aumentare, comprimendo quello delle scene, fino a diventare l’unico spazio scenico.
Io sono figlio del ’68
Figlio degli ideali morti
Delle rivoluzioni fallite
Del qualunquismo imperante.
Sono figlio della borghesia proletaria
Del proletariato borghese Non so
Figlio del trasformismo politico
Della voglia di scopare elevata a principio
Del femminismo grottesco
Del maschilismo nascosto
Dell’oppio religione dei popoli
Della certezza del futuro precario.

Io sono figlio del ’68.
Io sono un figlio di puttana.


Marco Di Stefano
per Dodicesimo Round

Friday, June 27, 2008