Previsioni per un nuovo teatro: quando il testo nasce sulla scena.
Intervista a Marisa Villa
di Maddalena Giovannelli
Renato Palazzi, in occasione dei venticinque anni del supplemento
domenicale del “Sole 24 ore” (30 nov. 2008), ha osservato
come il teatro dell’ultimo quarto di secolo abbia visto emergere,
in luogo di poche personalità o realtà produttive di spicco, una
molteplicità di proposte che in molti casi riescono effettivamente
a incidere. Non solo: c’è stato, secondo Palazzi, un autentico
ricambio generazionale, “grazie al quale formazioni giovani o
giovanissime accedono senza problemi alle più importanti ribalte
nazionali”.
Se questo è vero, la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi ha
colto nel segno presentando, all’inizio dell’estate 2008, Previsioni.
Giovani proposte per la scena milanese con il contributo dell’Assessorato
alla cultura del Comune di Milano. Il progetto si definisce
“osservatorio sulle fantasie teatrali delle ultime generazioni” ed è
stato elaborato con l’obiettivo di creare occasioni per lo sviluppo
di nuove proposte artistiche e contribuire a una “qualificazione”
del ricambio generazionale.
La scuola ha emesso un bando per la presentazione di testi
teatrali completi con scadenza a fine giugno 2008. Pochi i vincoli:
che nel gruppo fossero presenti ex allievi della scuola, che i
progetti avessero alle spalle una società in grado di farsi carico
delle incombenze amministrative e fiscali, che lo spettacolo non
fosse già stato presentato a Milano.
Fra le 18 proposte pervenute, ne sono state selezionate sei: ai
vincitori, oltre a mille euro di contributo per le spese di
produzione, la possibilità di venire ospitati da uno tra i principali
teatri di innovazione milanesi. Hanno dunque aderito all’iniziativa:
Teatro Sala Fontana, Teatro Litta, Teatro Verdi, Teatro
Ringhiera, CRT Teatro dell’Arte, TeatroLaCucina (ex Paolo Pini).
È stata poi creata una commissione preposta alla selezione dei
partecipanti, commissione dove figuravano – senza che la
direzione artistica della Paolo Grassi influisse direttamente – un
rappresentante del Comune di Milano e uno per ciascun teatro.
Vediamo in sintesi i progetti scelti. In Ameleto dei Porselli, testo e
regia di Riccardo Festa, il principe di Danimarca si tormenta su
questioni di successione riguardo un allevamento di maiali. I
Fratelli Martirio, regia di Fulvio Vanacore per un testo di Gianluca
De Col, racconta di una badante ucraina appassionata di gialli che
diventa investigatrice. Sabato Sera (dalla provincia con amore) è un
“viaggio al termine della notte” di una serata come tante,
raccontato dal testo e dalla regia di Paolo Faroni. Toys – regia e
drammaturgia di Marco Di Stefano, coreografie di Francesca
Romano – è uno studio di teatro-danza su schizofrenie e
ossessioni della società contemporanea, mentre in P.A.C.S. di
Giulia Donelli, regia di Laura Casati, quattro amici attendono la
fine di un interminabile pranzo nuziale, in un progressivo ed
estenuante esaurirsi delle frasi di circostanza. La porta aperta.
Piccola tragedia familiare è invece l’esito di una scrittura scenica di
gruppo a partire da Le muse orfane di Bouchard.
I ‘fili rossi’ che attraversano questo cartellone di nuove proposte
sono molteplici. Primo e più evidente, il ricorrere di drammaturgie
originali: solo in due casi, infatti, si fa esplicito riferimento a
un testo già noto, che rimane comunque solo un punto di
partenza da riadattare e capovolgere; negli altri quattro casi la
drammaturgia è totalmente inedita. Merita poi una lettura attenta
la scheda tecnica degli spettacoli: la distribuzione delle
competenze appare fluida e rivela duttilità e capacità di
interazione. Non di rado lo stesso nome compare a diverso titolo
o risulta difficile risalire a una sola firma o a un solo ideatore del
progetto: i lavori appaiono più che altro come l’esito dell’impegno
di un’equipe dove ognuno mette a disposizione la propria
esperienza.
Qualche esempio. Sabato Sera è tratto da un testo di Paolo Faroni;
lo stesso Faroni firma, con Massimo Canepa, regia e drammaturgia;
per la drammaturgia compare un terzo nome, Roberto
Laurieri, che torna, ancora insieme a Faroni, nel cast degli attori.
L’autrice di P.A.C.S. è Giulia Donelli, ma l’idea di partenza è di
Laura Casati, anche regista, e di Alessandro Mercurio, che
compare come attore. In Toys si ha la compresenza di una
coreografa, Francesca Romano, e di un regista-drammaturgo,
Marco Di Stefano. “Io e Francesca abbiamo cominciato a lavorare
insieme sin dalla Paolo Grassi e ora abbiamo una collaborazione
stabile”, ricorda Marco. “Per Toys siamo partiti da un’idea: ci
interessava parlare dell’amore nella società contemporanea, di
come venga frainteso o mercificato. A quel punto io ho cominciato
a creare una drammaturgia che coinvolgesse tre danzatori e
un attore: sulla base di quelle indicazioni, Francesca ha messo a
punto le coreografie. Ma è chiaro che il mio lavoro di stesura è
stato influenzato da lei: mentre scrivevo, le mandavo via via il
testo, e lo modificavo sulla base dei suoi suggerimenti. Anche nel
lavoro di regia complessiva ho sviluppato spunti di Francesca,
così come lei nella messa a punto coreografica ha tenuto conto
dei miei.”
Il caso forse più significativo di collaborazione, scambio di
competenze, elasticità dei ruoli è La porta aperta, scrittura scenica a
dieci mani. “Siamo partiti dal testo di Bouchard”, racconta
Carmen Giordano, che ha curato montaggio e regia: “Però
abbiamo immaginato i personaggi vent’anni prima del momento
narrato dall’originale. Sulla base di questo abbiamo lavorato a
lungo sulle improvvisazioni: io davo, per così dire, dei compiti
scena per scena, chiedevo agli attori di improvvisare di volta in
volta su un particolare aspetto del testo che ci aveva colpito e poi,
solo in un secondo momento, ho lavorato sul montaggio. Alla
prima sono andati in scena quegli stessi che avevano lavorato alla
scrittura: poi però, in vista di Previsioni, abbiamo fatto un passo
indietro e deciso di lasciare spazio ad attori che lavorassero
‘vergini’ sul testo. Inevitabilmente la scrittura è stata influenzata
dai nuovi ingressi: così siamo arrivati al testo definitivo”.
Previsioni è stato promosso dal “Settore progetti speciali” della
Scuola: sotto la supervisione di Mimma Gallina, Marisa Villa – a
sua volta ex allieva del Corso di organizzazione – si è occupata
dell’iniziativa.
Un bando per giovani proposte… Come è nata l’idea?
“Abbiamo sviluppato un’intuizione di Antonio Calbi. Lo scopo
era quello di offrire ai nostri ex allievi un canale privilegiato per
accedere ai luoghi teatrali milanesi d’eccellenza. E anche in
qualche modo stimolare la produzione: non è raro che i nostri
ragazzi, dopo essere usciti dalla scuola, per mancanza di
occasioni, lascino in cantiere progetti iniziati o collaborazioni;
invece è importante che si mettano subito alla prova, che
sfruttino i contatti e le conoscenze appena acquisite. Ma anche
che provino l’altra faccia della medaglia: la responsabilità di un
progetto tutto loro. Per questo abbiamo chiesto che si
costituissero legalmente società o associazioni e che i progetti
Previsioni per un nuovo teatro. Intervista a Marisa Villa
fosse depositati; così è successo che alcune compagnie, magari già
esistenti, si sono ufficializzate proprio per questa occasione. E
speriamo che sia di buon auspicio.”
Dunque nel bando non è stato posto alcun vincolo sul testo. Eppure tutti i sei
progetti selezionati presentano drammaturgie originali. Un caso?
“Come hai detto, noi non avevamo posto alcun tipo di vincolo, è
stata la commissione a decidere in questo senso. Non credo ci
fossero preconcetti da questo punto di vista: il dato di fatto è
stato che i progetti più interessanti erano quelli originali.”
Qualcosa questo vorrà dire.
“Senz’altro abbiamo riscontrato tendenze comuni. Hanno
prevalso le drammaturgie originali, con lavori che privilegiavano il
testo: poca scenografia, poca tecnologia, pochi effetti. Questa, in
un certo senso, è una controtendenza rispetto ad alcuni
esperimenti di anni fa. Poi forse i ragazzi hanno intuito che
questo bando rappresentava una possibilità di portare in scena
qualcosa che normalmente un teatro non avrebbe accettato a
scatola chiusa: hanno tirato fuori i loro progetti più complessi, in
un certo senso meno ‘commercializzabili’.”
C’è stato qualche criterio particolare per le selezione?
“Il primo gradino è stato, per così dire, di tipo più tecnico: si è
controllata la stretta aderenza ai termini del bando. Poi la scelta è
avvenuta su criteri unicamente artistici e, in questo senso, non
abbiamo chiesto alla commissione di fornire troppe spiegazioni.
La cosa interessante è che ogni teatro ha scelto il ‘proprio’
spettacolo: quello, cioè, che avrebbe poi ospitato.”
A una rapida lettura del programma, salta all’occhio una strana
distribuzione dei ruoli professionali tradizionali. Idee che portano più di una
firma, progetti che coinvolgono a vario titolo fino a undici persone,
drammaturgie collettive, nomi che tornano con titoli differenti.
“Credo che questo sia esito della formazione della nostra Scuola.
Durante l’anno tutti gli allievi sono abituati a convivere con i
colleghi degli altri corsi: registi con drammaturghi e organizzatori,
coreografi con attori e danzatori. Sono abituati a rivolgersi gli uni
agli altri e a lavorare sul campo, insieme.”
E questo come influenza la produzione drammaturgica?
“I nostri drammaturghi non scrivono sul tavolino, in solitudine.
Sono abituati a lavorare sulla scena, a raccogliere materiale
guardando gli attori, a farsi modificare da loro. In particolare –
quasi solo qui – i coreografi lavorano a stretto contatto con i
drammaturghi: fortunati esperimenti di teatro danza sono nati
proprio dalla possibilità di queste collaborazioni.”
Bilanci dell’iniziativa?
“Ottimi; oltre le nostre stesse aspettative. Il Comune di Milano è
stato molto presente e ci ha dato davvero un grosso sostegno. Poi
si sono creati rapporti molto buoni tra i teatri ospitanti e i
ragazzi… Chissà, magari vedremo qualcuno di loro nei prossimi
cartelloni. Anche il pubblico non è mancato – anche se, devo
dire, un pubblico più che altro di addetti ai lavori: registi,
organizzatori, giornalisti, che venivano a sbirciare in cerca di
qualche talento promettente.”
Insomma, un’esperienza da ripetere?
“Certo. Magari ampliando la collaborazione tra i teatri.”
(tratto dal numero 8 di "Stratagemmi - Prospettive teatrali", ottobre-dicembre 2008, Pontremoli Editore, Milano. Pubblicato per gentile concessione della redazione.)